sabato 13 febbraio 2016

Pin Girometta alle scuole di Belforte

Pin Girometta all'asilo Collodi

Prima di iniziare a raccontare, una premessa: questa volta di foto ce ne saranno un po' poche, per motivi legati alla privacy. Non me ne vogliate. 

C’era una volta una mamma che di mestiere faceva la giornalista e che su un quotidiano locale curava una pagina domenicale intitolata “Storie di Varese”. Per questa rubrica, che consisteva nel presentare ogni settimana la storia di due personaggi che fanno bella la nostra città, una volta aveva intervistato il Pin Girometta, la maschera di Varese, e, come spesso le accadeva durante queste belle e lunghe interviste, era diventata un po’ sua amica.

Chiacchierando chiacchierando, il Pin – che in realtà si chiama Loris Baraldi e che impersona dal 1990 la maschera varesina – si era lamentato di come le scuole di Varese non lo chiamassero più da anni. Dovete sapere infatti che ci fu un tempo, che risale ad una quindicina d’anni fa, in cui lui e Natale Gorini (il Re Bosino sino allo scorso anno) andavano a raccontare il Carnevale ai bambini delle elementari e degli asili.

Tutto questo succedeva l’anno scorso. Quella mamma, che poi sarei io, aveva scritto non solo la bella storia del Pin, ma anche quella del Loris che arriva nella nostra città da ragazzo e diventa nel corso degli anni così tutt’uno con la lingua e le tradizioni varesine tanto da essere scelto ad impersonare la quintessenza della bosinità. Ma adesso è meglio che passi a scrivere in prima persona, tanto sono sul mio blog e qui le storie le scrivo io, e se non vi piace è così lo stesso e comunque è Carnevale e semel in anno va bene anche giocare a stelle filanti con la grammatica (ma solo a Carnevale, beninteso!). Così vi dico che già che c’ero avevo scritto anche la storia del Vanetùn, perché la mia amica Diana Ceriani mi aveva fatto conoscere il figlio di quell’Enrico Vanetti che per tanti anni aveva impersonato prima di Loris il Pin, un lungagnone come lui perché probabilmente disegnato sulle sue fattezze.

Quest’anno, a gennaio, appena tornati dalle vacanze di Natale mi ricordo della chiacchierata col Pin e mi viene un lampo di genio: perché non invitarlo a Belforte? Scrivo un bel Whatsapp al comitato genitori, mi confermano di essere interessati; racconto la mia intenzione alla maestra Margherita, la coordinatrice, et voilà, lei accetta al volo perché sta realizzando un progetto di studio di storia delle tradizioni del territorio e il Pin cade a fagiolo. Così, dopo aver ottenuto l’approvazione delle altre maestre, chiede il permesso alla dirigente scolastica. Nel frattempo anche dall’asilo (lo so, ormai si dice scuola materna ma a me piace di più asilo, all’antica!) sono interessati: la maestra Patrizia si aggrega. Io chiamo Loris, che tutto contento stabilisce subito una data: il 9 di febbraio. Siamo le prime scuole di Varese a prenotarlo un mese prima di Carnevale! E anche l’ultima, come verrò a sapere in corso d’opera. Non va bene: care scuole, chiamate negli anni futuri il Pin, perché è veramente una persona cara e sa catturare l’attenzione dei bambini.
Pin Girometta alla Sacco

Martedì i genitori hanno voluto che ci fossi anch’io, a scattare qualche foto al Pin all’asilo Collodi e alla scuola Sacco. Siamo arrivati alle 9:40 in fondo a via Brunico, Pin si è preparato e poi ha iniziato a raccontarsi ai piccolini. E poi alla fine il colpo di scena: “Ma questa scuola è stata rifatta” sogghigna lui. “Io ci ho lavorato per tanti anni, perché ero l’economo del Comune e mi occupavo delle mense. E la prima scuola dove il dottor Caravati mi disse di andare nel 1978 è stato proprio il Collodi”.

Adesso vi racconto un po’ la sua lezione ai bambini, un po’ più semplice all’asilo, un po’ più forbita alle elementari. Pin ha esordito parlando in generale delle maschere italiane e interrogando i bambini, che si sono dimostrati abbastanza preparati, dopodiché ha spiegato che il Pin, inventato nel 1956 dalla matita di un artista geniale, Giuseppe Talamoni, compie esattamente sessant’anni. Era stato indetto un concorso dalla Famiglia Bosina per creare una maschera tipica (il Re Bosino da tempo non compariva nelle sfilate del Carnevale): vinse il suo progetto, che fu inserito nell’elenco ufficiale delle maschere italiane.

La particolarità del Pin, però, è che mentre le altre maschere sono solitamente personaggi di fantasia, lui è un personaggio veramente esistito. Un ambulante della Valbossa (quella che ha il cuore ad Azzate), che vendeva brisei, bindel, butuni, ag, spill e fil da cusì. Quando Pin ha snocciolato con enfasi queste parole in dialetto, i bambini hanno sgranato gli occhi come fosse una formula magica: il dialetto li aveva catturati e non staccavano più gli occhi dal Loris in attesa di capirne il significato! Vi dirò che la prima parola era sfuggita anche a me: i brisei sono le fettucce, il bindel –ma questo fortunatamente lo sapevo - il cordoncino, e il resto si capisce perché il dialetto non è poi sempre così diverso dall’italiano.

Io mi sono commossa a vedere tanto entusiasmo, pur rumoroso ma non è che si può pretendere che i bambini siano delle mummie!, da parte di tanti piccoli la cui percentuale di stranieri nella nostra Belforte è veramente alta. Questo cosa significa secondo voi? Ma semplicemente che il dialetto non separa come è stato fatto credere da tanti, anzi piuttosto unisce, radica. Sarebbe proprio bello che al doposcuola, o in qualche centro culturale come una cooperativa, o in parrocchia, perché no, lo si insegnasse proprio a tutti. Il dialetto lega al campanile, e se anche è vero che siamo in una società globalizzata, non c’è nulla di più bello che sentirsi tutti uniti e parte di una comunità che vuol ritrovare la sua storia, e che vuole continuare a scriverla. 

Torniamo al nostro Pin, un ambulante merciaio, quindi, dei tempi in cui le mercerie ancora non esistevano. E oggi che le mercerie storiche chiudono, ancora più simbolico, se vogliamo. Loris ha spiegato la simbologia del suo abbigliamento nei dettagli: le scarpe nere e pesanti, e con la fibbia argentea, da contadino arricchito; le calze biancorosse a ricordare i colori di Varese (per la verità presenti anche in altre maschere, ad esempio in certe raffigurazioni popolari di Meneghino); i pantaloni blu come il colore dei sette laghi e del cielo che vi si riflette; la giacca marrone come le castagne, il nutrimento di un tempo che fu, e i pregiati funghi varesini; il cappello nero perché era poco sporchevole e la fascia rossa tipica della sua condizione sociale. E finalmente è arrivato al nome: Pin da Giuseppe, forse a ricordare Talamoni stesso, chissà; e Girometta – che una bambina chiedeva se fosse il cognome – per via di quello “stranzen”, scacciaguai, talismano fatto di mollica di pane secca a forma di omino, con due piume in testa e due bande colorate sul corpo, con attaccati vetri e lustrini perché il malocchio si rifletta e torni indietro. (pare fosse una presa in giro contro i soldati austriaci, ma questo ve lo dico io un po’ sottovoce). Un amuleto che si faceva benedire al santuario e che poi veniva messo sul comodino per propiziarsi fecondità, una buona annata nei campi e tanta fortuna in famiglia. Ma dove viveva il Pin? Un po’ in Valbossa, un po’ al Sacro Monte, dove arrivava a maggio per il mese mariano e si piazzava sotto la statua del Mosè a vendere i suoi ricordini.

Sul finale della performance, che ha veramente conquistato tutti, Pin ha regalato una sua fotografia a tutti i bambini, e ha raccontato – istigato preventivamente dalla sottoscritta perché Belforte è la terra del Ganna – la bella storia del Pinin Rudèla, il piccolo amico di Pin nato dalla fantasia di una giovane studentessa del liceo artistico e proposto come mascotte dei mondiali di ciclismo del 2008. 
Pin con Iride


Alla fine il Loris si è portato a casa i fagottini alle mele di Iride, la mitica bidella del Collodi nonché decana delle catechiste del Lazzaretto. Voi non lo sapete, ma questo è davvero uno scoop, perché è il dolce preferito del Pin Girometta! Da inserire assolutamente nelle tipicità del Carnevale Bosino, ma cosa dico bosino: belfortese!

2 commenti:

Laura Pozzi ha detto...

Come sempre SUPERLATIVA!😉 Abbraccioni Laura....

Bosina - La Mamma Bionica ha detto...

Grazie cara!!!!!!!!!!!!!!!! TVTB!!!!!!

Dal 1° gennaio 2010 mi avete letto in...

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