sabato 30 gennaio 2016

Il murales delle mamme della Sacco



(in foto da sinistra: mamma Luana, mamma Carmen e mamma Mary)


Perché riaprire il blog, dopo tanti mesi di silenzio?
Me lo sono chiesto più volte, durante i tentativi un po’ fallimentari dell’anno scorso di ridar vita a queste pagine ormai abbandonate da tempo, e le risposte sgorgavano immancabilmente da un’esigenza personale, l’ansia di dar voce alla mia anima. Un concetto un po’ antico di diario, un po’ da signora di altri tempi, un po’ alla Liala per intenderci, quella del Diario vagabondo che tanto amo e che rileggo sempre con un po’ di nostalgia. Ma questo io che voleva raccontarsi, alla fine, cos’era mai? Niente di troppo importante. E così desistevo dall’impresa.

Un bel giorno di sei mesi fa, stanca di un ambiente che non mi soddisfaceva più, ho deciso di accantonare per un po’ il mestiere del cronista e ho iniziato, quasi per caso, a scrivere un libro e a far ricerche su persone e luoghi del passato recente del mio quartiere: un lavoro appassionante, che mi sta totalizzando o quasi. Questo lavoro mi ha portato a passare le mie giornate negli archivi e così mi sono resa conto, guardandolo dall’esterno, di come il mestiere del cronista, alla fine, sia veramente prezioso, perché la storia si fissa attraverso il suo sguardo.


(Il mio amico  bibliotecario e scrittore Arnaldo Bianchi mi fa dono di una foto preziosissima di tanti anni fa… il suo primo anno di scuola alla Sacco)

Perciò, valutando il fatto che sui giornali le notizie sul mio quartiere erano sempre o scarse o parziali o peggio ancora nulle, o nella migliore delle ipotesi negative – stamattina, mentre scrivo, mi accorgo con disappunto che la mia pagina dei tre quartieri dimenticati – Belforte, Valle Olona e San Fermo sul mio vecchio giornale è sparita per la seconda volta in un mese -  ho deciso di ripartire a raccontarlo secondo il mio punto di vista di umile menestrello, perché sono sicura che certe cose hanno bisogno di essere raccontate, perché la loro memoria venga conservata. Ed è proprio in questi giorni dove la parola “memoria” è così abusata, giorni nei quali sono stata chiamata anche ad altri compiti, come quello di raccontare la storia degli olivicoltori varesini, che ho maturato questa decisione.
Saranno soprattutto cose, fatti, persone lievi e graziose, quelle di cui mi voglio occupare, anche se non sarà sempre e solo così. Penserete che sono superficiale, ma vi dirò che di argomenti difficili, pesanti, noiosi, tristi e complicati parlano già in troppi. Perciò per quanto mi è possibile adesso più che mai voglio scrivere solamente di qualcosa che mi è caro, anche perché c’è già tanta gente che lavora sulle tristezze, e io non voglio certo portargli via il mestiere. E poi mi piace illudermi che si padroneggi meglio la materia che ci è più affine.


(La Scuola Sacco, inaugurata nel 1964)


Ecco che allora la prima cosa che voglio raccontarvi è una festa: l’open day alla scuola elementare dei miei bambini, la Sacco di Belforte: son già passate due settimane, era sabato 16 gennaio, la scuola era ricominciata solo da dieci giorni. Avevamo preparato, noi mamme del comitato genitori e anche qualche nonna intraprendente, tante torte da vendere per fare un po’ di fondo cassa, ed erano accorsi parecchi genitori coi futuri remigini: mai vista tanta gente negli ultimi open day, buon segno! Aprivano la festa la maestra Margherita, tenera chioccia fra i suoi bambini, assieme alla preside Maria Rosa Rossi, una donna di polso, entusiasta e trascinatrice, fra mille cuori appesi al soffitto e i canti preparati dalla maestra Elena, voce soul, bellezza e grinta da vendere.

(il mio Giobino e la mamma)





(alcuni momenti della festa)


(con la mia amica Iride, bidella del Collodi nonché supercatechista del Lazzaretto)

(con la mia amica Luana, la tesoriera del comitato)


(con la mia amica Maddalena, supermamma dell'oratorio del Lazzaretto)


(con la nostra superpreside Maria Rosa Rossi)



(la mia amica Sila compera la mia Saccher e le meringhe di Luana)



(con le maestre del cuore: Elena e Francesca)

(sempre con Iride nel meraviglioso parco della Sacco che domina Valle Olona e San Fermo)



(Luana, Grazia, Mery, Carmen, Iride e Maddalena)

Ad accogliere le nuove, future leve il bellissimo murales delle mamme, dove spiccava il matitone dell’Astuccio Birichino, il simbolo della Sacco dai tempi dell’omonima canzone scritta dalla maestra Ilaria e vincitrice del festival della Canzone Europea. Ma adesso mi preme raccontarvi bene questa storia perché è veramente deliziosa. Mamma Carmen, che di cognome fa Agnello ed è la nipote della cuoca storica della Collodi, la signora Carmela, è la nuova presidente del comitato genitori. Un bel giorno di novembre chiama la sua amica Mary, una creativa come lei, e le racconta di quel muro un po’ spoglio all’ingresso a cui sarebbe urgente dare un po’ di vita: ai bambini farebbe bene entrare al mattino in un’esplosione di colori. Entrambe trafficano da sempre con l’arcobaleno: Carmen è parrucchiera e Mary, appassionata di decoupage, ricamo e pittura, partecipa spesso ai mercatini dell’artigianato con i suoi lavori.
 



(Mamma Mary all'opera)


Così per un paio di mesi le due signore si presentano alle nove del mattino a scuola prima dell’orario di lavoro e con tempere e pennelli restituiscono colore a quelle mura un po’ sbiadite dagli anni, aggiungendo al matitone un arcobaleno, il sole e le farfalle. L’ultimo giorno prima della festa decorano la parete sopra l’ascensore, con il tacito accordo di continuare a riempire anche la parete opposta, per non lasciare nemmeno un angolo della scuola spento. D’altra parte qualcuno, in tempi passati, aveva già dipinto un murales sulla scalinata che porta verso il giardino, per cui la bella tradizione di questa scuola così allegra continua e si rinnova nel tempo.

(il vecchio murales del quale mi piacerebbe ricostruire la storia)



Questa, per concludere, è la mia torta ispirata al loro murales: l’abbiamo chiamata Saccher un po’ per ridere, perché era una torta al cioccolato glassata farcita con una marmellata ma di castagne e caffè, e poi ovviamente perché la nostra scuola è intitolata al medico Luigi Sacco, lo scopritore del vaccino. Vorremmo riproporla per la festa dei cinquant’anni della scuola, a primavera inoltrata. 

2 commenti:

Unknown ha detto...

Bellissimo Laura!!! Il nostro murales e'strepitoso!!! Il Comitato Genitori della nostra scuola ancora di più!!! Un abbraccio e un bacio dalla tua omonima e compagna di chiacchere dopo aver lasciato i bimbi a scuola...Laura mamma di Nicholas 3 A scuola Sacco

Bosina - La Mamma Bionica ha detto...

Laura mia ma grazie di cuore!!!! Sei semplicemente un tesoro. Quello che non riesco più a fare, purtroppo, è scrivere con una grafica accettabile perché purtroppo Writer non è più supportato da Blogger. Adesso vedo se passare a Wordpress oppure no. Certo che è un bel caos... :(((
Un bacione mia cara, a domani. E quante cose dovrei e vorrei scrivere tutti i giorni! Devo farcela, se mi aiutate a riaprire il mio cielo :)

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