martedì 22 gennaio 2013

Il rancio in una famiglia numerosa. L’anima del cibo nella comunicazione gastronomica e il mio intervento ad Olio Officina Food Festival

Olio Officina Food Festival

Una delle domande (a raffica) ricorrenti che mi si rivolge quando si viene a sapere che ho così tanti figli (così tanti? Ma non sono nemmeno l’unica, né in rete né tantomeno nella vita reale ^^) è “ma come fai a cucinare per così tante persone? (sottinteso: “Chissà quanto spendi…”).

Ammetto che la risposta non è facile. La gente, prima di tutto, non pensa nemmeno lontanamente che ti potrebbe far piacere cucinare per un marito e tanti figli. Forse perché inquadra il desco come un’incombenza gravosa, come il culmine dello stress quotidiano, anziché come un momento di grande intesa ed armonia familiare. Ecco, io non lo considero così. A tavola ci si riunisce non solo per mangiare, ma anche e soprattutto per stare assieme a conclusione delle occupazioni della giornata. Perciò è certamente importante quello che si mangia, ma lo è altrettanto come lo si mangia. Così, anche la pietanza apparentemente più banale e povera cucinata con amore e condivisa con gioia diventa un piatto da re.

E’ vero, si dà il caso che di mestiere io scriva di cucina (anche se non esclusivamente), e che il mio dovere sia quello di fare una corretta informazione alimentare; in particolare, i miei obiettivi, avendo sposato la causa territoriale, sarebbero i prodotti tipici e la storia gastronomica lombarda (l’ultimo mio pezzo sul tema è quello sui missoltini). Siamo però sicuri che tutto ciò risolva il problema della comunicazione gastronomica? A questa domanda sarò chiamata a rispondere assieme a Laura Rangoni, Fausto Delegà e Cinzia Tosini sabato pomeriggio nel salotto di Olio Officina Food Festival, organizzato da Luigi Caricato, il noto oleologo che per il secondo anno consecutivo rinnova il suo impegno culturale nei confronti dei condimenti per il cibo e per lo spirito, a Milano (l’evento si terrà al Palazzo delle Stelline).

No, la comunicazione, anzi l’informazione gastronomica non è solo questo. Dal mio punto di vista non può essere solo ed esclusivamente obiettiva, ma deve tener conto della soggettività della pratica alimentare. E il foodblog, che vive in un eterno oscillare fra acclamazioni e linciaggio, è a mio avviso il veicolo privilegiato per questo, quello che può raccontare in maniera dimessa, con uno stile “umile” l’anima sottesa alla cucina e al mero fatto alimentare. Si tratta di un piccolo ma doveroso inciso con cui vorrei animare il mio intervento dal gentilissimo Luigi, che ho avuto modo di intervistare qualche anno fa in radio ma anche per il quotidiano la Padania. “Condendolo” con la mia esperienza non tanto di redattrice gastronomica ad un passo dal tesserino (diciamocelo, va’, così mi batto la stecca da sola…) quanto di mamma blogger cronista delle avventure quotidiane della sua famiglia numerosa, in quel di Varese, da ben sei anni (ebbene sì, un blog… “stagionato”), mamma alle prese giustamente anche con la gestione del rancio quotidiano.

Immaginiamoci dunque una mamma di prole numerosa alle prese con le operazioni di vettovagliamento. Si tratta veramente solo di far quadrare i conti in maniera funambolica (o bionica che dir si voglia)? Non proprio. Certo, chi nega che sia anche un problema economico? Lo è eccome! Ma la vita è anche una questione di creatività, e anche l’economia domestica dev’essere affrontata in maniera fantasiosa altrimenti ciao pepp ^^. Non esiste mica solo l’organizzazione a questo mondo… altrimenti sai che palle!

1. La lista della spesa. Al lunedì stilo (sotto lo sguardo supplichevole di mio marito che spesso gira personalmente per supermercati perché ha le mani meno buche di me e soprattutto un carattere meno... estroso) una lista della spesa settimanale. Puntualmente andrà rimpolpata, ma come canovaccio deve reggere piuttosto bene per sforare il meno possibile.

2. La lista è per tre giorni. E’ pensata solo per la cena di lunedì, mercoledì e giovedì; lascio assolutamente vuoti gli altri tre giorni feriali e tutti i pranzi, dove ad oggi siamo solo Enrico ed io e qualche rara volta anche il papà o qualche altro fratellino che recupero a mezzogiorno: a pranzo preferiamo qualcosa di frugale, per cui una pastasciutta ricca è bene o male quel che mi risolve la situazione.

3. La domenica è votata all’estro del momento. Rigorosamente.

4. Sono la paladina del piatto unico. Anche per il più piccino, che ancora mangia spesso le cose frullate (la stessa cosa che mangiano tutti, ma ridotta in purea per lui che non ha ancora nemmeno un dentino nonostante i dieci mesi). Il piatto unico ha mille virtù: è veloce da preparare (anche da affrontare, soprattutto per i bambini che sono insofferenti alle lungaggini a tavola); è veloce da sparecchiare e ci sta soprattutto in lavastoviglie. E’ allegro, colorato, spesso sano perché viene da un retaggio di sapienza tradizionale. E’ completo. E’ economico in senso lato. E’ armonioso.

5. La tradizione in cucina mi aiuta parecchio. Nella scelta di alimenti poveri ma gustosi, ad esempio. Tagli di carne umili come la coscia di suino, che nella cucina tipica si presta a numerose lavorazioni: spezzatini, rustisciade, carni e patate (sì, la mia nonna paterna era pugliese), polpette (opportunamente tritata). E non è detto che tradizione sia per forza limitazione di vedute. Mi piace tanto abbinare percorsi diversi, un riso finto-cantonese fatto in casa con i mondeghili, sapori esotici al gusto nostrano. Una cucina tradizional-fusion, insomma. Un po’ quello che è stato e che è tuttora la cucina, ma anche la cultura varesotta. Con buona pace dei retrogradi e di chi non sa cucinare. La cucina tradizionale comunque sia è cucina che ha sfamato in lungo e in largo le famiglie numerose.

6. E’ bello raccontare ai propri figli l’origine di un piatto non solo mentre si è a tavola, ma anche mentre lo si prepara. La cucina è anche incontro e confronto prima di sedersi a tavola. I miei figli assistono spesso alla preparazione dei miei piatti, e i loro preferiti sono quelli di recupero. Dicevo prima che tre giorni sono lasciati alla libertà creativa del momento: nella spesa prevedo sempre materiale “generico” di sostegno, come le patate, le cipolle, i fagioli (anche in scatola), i legumi secchi, qualche formaggio che mi ingolosisce. Uova, tonno in scatola, pasta, riso, couscous, e poi farina, lievito, zucchero. Certo, economicamente il tutto non nego che non incida, ma si tratta pur sempre di ingredienti di base, che hanno prezzi contenuti. Da qui, con gli avanzi dei giorni precedenti, e con tante spezie diverse (ma non così tante, in fondo) sono in grado di fare magie. Polpette dal niente o quasi, frittate, paste o risi al salto o al forno, polente pasticciate, poveri ma ogni giorno diversi. Il festival del riciclo creativo, insomma.

7. Dovrei, ma non lo faccio mai, guardare cosa mangiano in mensa tutti quanti, marito compreso, a pranzo e regolarmi di conseguenza. Non lo faccio mai, appunto. Capita spesso che i miei figli mi dicano che hanno mangiato il risotto anche a scuola. Pazienza. Una volta si mangiava la polenta tutti i giorni e nessuno osava fiatare. Il mio risotto è diverso da quello della scuola, e se anche non lo è, è comunque diverso il contesto. “Sai mamma che oggi mentre mangiavo il risotto la mia amica mi ha raccontato che al suo paese il riso non lo fanno così?” Una buona educazione alimentare dovrebbe regolarsi non solo sull’ortoressia ma anche e soprattutto sulla modalità di ricezione del cibo, sull’affettività che si proietta su di esso. Quante volte ho cercato di immaginare cosa diavolo ci metta la cuoca negli spinaci perché i miei figli, che a casa non li vogliono toccare, invece a mensa li trovino così speciali. Evidentemente l’ingrediente segreto è il condimento dello spirito. E’ qualcosa di impalpabile, che sfugge ad ogni definizione. E’ il fatto che, conditi con la presenza dei loro amici, gli spinaci sono indiscutibilmente più buoni che a casa. Così a volte non è sufficiente che un cibo sia eccelso per guadagnarsi la stima di chi lo mangia. Serve anche l’anima.

8. E se l’anima di tutto fosse un papà meraviglioso come il nostro? Stasera, ad esempio, ha cucinato lui due bellissimi polli alla griglia, mentre io scrivevo questo post. Tante volte lo fa. La cucina sa del suo amore. E non c’è niente di più buono!Occhiolino

13 commenti:

monica ha detto...

Bello il tuo elenco Laura. E' quello che piace fare anche a me ..... ma qua i bimbi sono solo tre!! Un abbraccio.

Luisa ha detto...

mi piace, Laura! Devo provare!

Lory ha detto...

Quanto mi piace leggeti !

Aline SF Persempremamma ha detto...

bel "decalogo"... ci siamo capite :)
anch'io sono una fan del piatto unico, della cucina "povera" e della lista della spesa a metà.
e sai che ti dico...che ogni tanto vengo a spiare e scopiazzare i tuoi piatti ;)

Anna Manduchi ha detto...

Che splendido articolo Laura!! Vero e quindi interessante :-)
Condivido in pieno, io sono meno "schematica" ma direi che siamo proprio sulla stessa lunghezza d'onda. Piatto unico: una filosofia di vita. poco ci msnca che si faccia piatto unico anche a Natale ;-)
Per il pranzo uguale uguale: pasta con verdure o tonno o pesce, frutta e siamo a posto
Per le cene , alcuni piatt ricorrenti (petto pollo grigliato e marinato, lonza arrosto, polpette, scaloppine miltigusto, polpettone, pasta col pesce o tonno, risotto almeno 2 v a settimana, vellutata con le verdure del frigo, e quelle che mon mancano mai sedano carota cipolla patatea) poi sempre pinzimonio da sgranocchiare e frutta a fine pasto. Per noi la cena amatissima è la serata bruschetta! Pane vecchio del giorno prima, o preso dal freezer, e di tutto un pó . Pane olio e sale, pane e pecorino, verdure grigliate , mozzarella e tutto sono felici ;-)

Bosina - La Mamma Bionica ha detto...

Una sola frase per abbracciarvi tutte: vi adoro, amiche mie!!!!!!!

Alice nel Paese delle insalate (Miss Vinaigrette) ha detto...

Brava Laura, sei sulla strada giusta!

Bosina - La Mamma Bionica ha detto...

Carissima Jeanne, grazie di cuore! p.s. sai che non so ancora a che ora ci sarò, sabato? Tu parli anche di libri per ragazzi, vero?

ninest123 Ninest ha detto...

ninest123 16.01
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Xiaozhengm 520 ha detto...

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