sabato 20 ottobre 2012

Bosina come Guru del low cost. Omogeneizzati fatti in casa, si riparte!

Giobino mangiaBuongiorno e buon sabato a tutti! Flirt maschio

Ieri, e sarà sfuggito a tutti come al solito (nemmeno mia madre si ricorda mai!), era santa Laura. Così mi sono detta: devo proprio farmi un regalo!Occhiolino

Visto che non sapevo cosa altro regalarmi, mi sono concessa un po’ di tempo per scrivere sul blog (visto che non lo faccio da due settimane), e sapete come faccio? Scrivo con davanti Giobino sul seggiolone già con il bavaglino indosso, mentre sto preparandogli una pappa ottima. Sì, perché di pappe per poppanti voglio ricominciare a parlare… ma di pappe a costo zero o quasi! A bocca aperta

Premessa: pare che io sia diventata una specie di “guru” mediatico del varesotto, e in particolare ho un sacco di contatti anche su Facebook che mi ringraziano per le mie ricette low cost. Io sono proprio così per natura, a impatto minimo sul portafoglio ^^, perché vengo da una famiglia d’origine che per sbarcare il lunario faceva fatica (la mia mamma era vedova e io ho mollato l’università a metà, con la media del ventinove detto per inciso e pur riprendendola anni più tardi, per mettermi a lavorare e aiutarla a pagare l’affitto). Quindi come forma mentis sono disposta di mio al risparmio ed è per questo che funziono bene come mamma di prole numerosa dove l’arte del riciclo è estremamente preziosa ;). Debbo dire che ci sono stati anni decisamente più tranquilli dal punto di vista economico, soprattutto da sposina; adesso con la crisi ritorna in auge l’austerity un po’ per tutti, ma per me forse è meno difficile ripercorrere la strada, visto che ho una laurea honoris causa in economia domestica all’Università del Risparmio di PioeuccTown ^^.

Insomma, venerdì scorso qualcuno di voi avrà letto questo articolo sulla Provincia di Varese, firmato dalla brava giornalista Lidia Romeo che ringrazio molto:001

Quindi, dopo tutto questo preambolo, volevo raccontarvi che a Giobino le pappe, così come ho fatto con Agostino, le preparo in casa! Così sono più buone, costano di meno dei barattolini di omogeneizzati (molto, ma molto di meno!) e non hanno nessun tipo di aroma stravagante di quelli che si leggono sovente nelle creme liofilizzate di riso, mais o tapioca (che un tempo ho usato anch’io per i primi figli, quindi lo so per esperienza). A cosa servono gli aromi non naturali nelle pappe dei bambini? A stravolgere il sapore dei cibi? E’ forse per questo che ci consigliano di non aggiungere sale alle pappe, per assuefarli al sapore della vanillina? Ma lasciatemi fare l’Isidoro della pappa: si chiamano forse omogeneizzati perché omogeneizzano il gusto sin dai primi assaggi?

Lo sapete, qui con i sapori non si scherza, si va di nostrano. Per svezzare i miei bambini ho adottato questa tecnica: li ho fatti sedere tutti sul seggiolone a partire dal quarto mese compiuto, un’età in cui il bambino sa gestire la propria motricità in maniera adeguata alla posizione da pappa e non ciondola più con la testina. Sedendoli alle ore canoniche del pasto con tutta la famiglia, li ho fatti abituare al rito del pranzo e della cena con piccolissimi assaggi di ciò che potevano assaggiare: purè non troppo condito, passati di verdura, puccette e tutto rigorosamente con il dito, mai con il cucchiaino. In due mesi il bambino ha sempre dimostrato di fare progressi fino al punto di assaggiare parecchio: verso il sesto mese compiuto ho iniziato a svezzarli con gli omogeneizzati casalinghi. Con Agostino avevo l’omogeneizzatore, mentre con Giovanni uso il Bosch minitritatutto ad alta velocità e il risultato è il medesimo. In una settimana scarsa il bambino, usando questa tecnica, svuota il suo piattino di gusto, mangiando col cucchiaino di metallo, tanto demonizzato dai soloni di turno e non si è mai capito onestamente il perché, dato che quello di plastica è solitamente più ingombrante e non è ben accetto dai piccoli.

E’ chiaro che si omogeneizza esattamente quello che si fa per i grandi, chiaramente tenendo conto che condimenti, spezie e sale sarebbero da limitare. Badate bene, limitare e non evitare. Infatti secondo me lo svezzamento dev’essere fatto con buonsenso: il risotto allo zafferano piace a Giobino anche senza essere passare alla fase di pappetta (anzi, direi di più) e gliel’ho proposto anche per i primissimi assaggi. Il sale nella base di riso glielo metto, anche se giusto un pizzico, mentre la carne è già sapida di suo, spesso, quindi sarebbe meglio evitare. Anche perché, cari miei, a mio avviso star lì a fare apposta la carnina al vapore è perfettamente inutile. Io non so proprio come fanno quelli che a rotazione settimanale introducono carni diverse facendo mangiare tutti i giorni al poppante per sette giorni di fila la stessa cosa! Qui, se c’è il pollo arrosto, ne avanzo un pezzetto da frullare con un po’ di brodino di verdure per il mio Giobino. Se preparo il brodo di carne per il risotto – ma cosa dico, “se”: lo preparo praticamente tutti i giorni visto che qui ho un rubinetto speciale per il risotto! -, via di pezzetto di manzo lesso nella pappa di Giobino. E così via. A parte, per lui, preparo giusto le basi di riso o mais (ma adesso inizierò anche col miglio, uno dei miei pallini) e il passatino di verdura (una verdura sola abbinata alle patate, che addolciscono, sono molto gradite e danno corpo alla pappa). Le preparo la domenica sera e il mercoledì sera e mi bastano per tutta la settimana.

Ogni sabato vi darò una ricettuzza o un’idea, promesso!

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