giovedì 20 settembre 2012

Piccoli problemi da bambino. Enuresi e dintorni...

Articolo sponsorizzato da Huggies

 

Oggi vorrei parlarvi di un argomento, come dire, un po’ imbarazzante (diciamo che ci sono avvezza, ultimamente, agli argomenti antipatici da mamme: non so se vi ricordate il post sui pidocchi!). Senza girarci troppo intorno, oggi si parla di pipì addosso: e giustamente su sei figli dovevo anche avere quello che tiene la pipì (ma anche la cacca) fino all’ultimo e ogni tanto si sporca le mutandine, e questo nonostante i suoi otto anni (quasi) e la terza elementare iniziata da pochi giorni! La cosa era capitata alla stessa età anche al fratello maggiore, il quale un paio di volte anche a scuola aveva dovuto sfruttare il famoso cambio che fortunatamente i primi anni le scuole elementari chiedono ancora alle mamme (evidentemente perché il problema è meno raro di quel comunemente che si pensi).

Confrontando la mia esperienza con quella di altre mamme, sono giunta alla conclusione che per i bambini questa fase rappresenti una vera e propria sfida con se stessi, per vedere sino a che punto si può arrivare a giocare, o in una qualche altra attività interessante senza, come dire, “darla vinta” alle esigenze fisiologiche, considerate quasi il “quid” del bambino piccolo, da cui loro si vogliono emancipare. Questo avviene sia che si abbiano fratelli minori da cui (giustamente) il nostro piccolo “dissidente” si vuole distinguere, sia che di fratelli minori non ce ne sia proprio l’ombra. Si tratta di una fase dove la “razionalità” prende il sopravvento e vorrebbe imporsi su tutte le altre esigenze, persino sul gioco, dal quale il bambino non intende assolutamente staccarsi per partito preso, per una decisione a priori insomma, e non tanto per il gusto di giocare fine a se stesso. La presenza di un fratello maggiore, in questo caso, come compagno di gioco, diventa parte importante in questo processo perché si tratta del modello “razionale” più vicino per età da imitare.   

Quando, insomma, finalmente la mamma si sta rilassando perché da un paio di anni all’incirca abbiamo tolto definitivamente il patello da neonati e raggiunto pure il controllo degli sfinteri, a volte, ahimè, bisogna non dico ricominciare da capo ma comunque arrendersi all’evidenza che la gestione della corporeità da parte di un bambino non è così facile da comprendersi né lineare nel suo processo.

E la mamma? Ovviamente non è mai particolarmente entusiasta di queste performances. Occorre precisare che non si tratta di enuresi vera e propria (banalmente: il mio Stefano non fa la pipì a letto); semmai, il bambino aspetta l’ultimo momento per andare a fare la pipì, così come la cacca. E se gli si chiede il perché, la risposta è sempre quella: dovevo finire di giocare, dovevo finire il compito, dovevo finire il cartone animato (nonostante la tv io gliela accenda così di rado…). A un certo punto lo si vede improvvisamente cambiare faccia, correre in bagno e aprire di corsa l’asse del water e zac, trasformarsi nel draghetto Grisou, spesso mirando anche malamente il buco (che gioia). Io ormai ci ho fatto il callo: questa storia dura dall’incirca da un annetto, e anche se non tutti i giorni, almeno una volta alla settimana (ma fino a poco tempo fa anche più spesso) su due succede il fattaccio. Cosa si fa? Senza farne un dramma (se la lavatrice è già fatta, basta sciacquare le mutande per bene per evitare che ammorbino l’aria fino a quella successiva…), è giusto studiare un po’ il carattere del proprio bambino e capire semplicemente quando è il caso di cominciare ad invitarlo a fare un giretto in bagno. Di solito con caratteri così ostinati ( Stefano ad esempio è il classico duro che non deve chiedere mai…) è utile crearsi una sorta di rituale temporaneo: stai per metterti a fare il puzzle? (notare che spesso in questi casi interviene il gioco di pazienza…) Allora prima andiamo in bagno a fare la pipì e/o la cacca e poi te lo tiro giù dal mobile (meglio piazzare il gioco in un posto inaccessibile: è un piccolo ricatto a fin di bene). Stessa cosa quando si va a tavola: prima si fa la pipì, poi ci si lava le mani (direi decisamente in quest’ordine!) e solo dopo puoi sederti con gli altri a mangiare.

Il discorso cambia radicalmente se si tratta di vera e propria enuresi. Una mia amica mi ha raccontato che la sua bambina, regolarmente, ha fatto la pipì a letto tutte le notti senza mai smettere sino alla fina della terza elementare.

Se nel caso della “sfida” di cui sopra direi che è decisamente controproducente infilare il pannolino al bambino mentre sta giocando, quando si è di fronte ad un’incontinenza irrazionale come quella notturna le cose cambiano di netto.

Siccome però non sono ancora, per adesso, stata toccata dal problema, e mi piacerebbe capirne di più, volevo chiedere a voi di raccontarmi le vostre esperienze. E’ vero che riguarda più spesso le bambine dei maschi, al contrario del caso della “sfida” (dove anche il campione di mamme da me ascoltato indicava più maschi che femmine?)

Ma per iniziare, sono andata a farmi un’idea più precisa su questo sito, dove viene affrontato il problema dell’enuresi da diversi punti di vista: www.drynites.it . Certo che i famosi patelli Huggies DryNites® in questo caso sono dei validi alleati per mamme e bambino.

4 commenti:

BipBip ha detto...

i miei figli ne hanno sofferto entrambi, sia il maschio che la femmina, entrambi fino a circa 8 anni...e anche il papà ne aveva sofferto da bambino, adesso sono grandi, ma ci fossero stati dei pannolini così "specializzati" solo una decina di anni fa sarei stata più contenta!! Non ci sono stati stratagemmi o cure speciali che funzionassero...è passato da solo,forse era il momento giusto, non so..non l'ho ancora scoperto..;)

Aline SF Persempremamma ha detto...

mia figlia è ancora pannolizzata giorno e notte quindi non so che dire, ma io ho fatto pipì a letto fino agli 8-9 anni. nessuna cura, nessuna visita specialistica, solo tanta pazienza della nonna (e mamma). ricordo che quand'ero grandina sognavo di andare in bagno, togliere le mutandine e sedermi sul wc e sganciavo poi mi sentivo bagnata e dovevo far cambiare il letto. non mi fu facile superare quell'ostacolo del risveglio ma da quando me ne resi conto iniziai a lottare con me finchè non vinsi io su me.

Lucia Bolchini ha detto...

Anche a mio figlio capita di bagnare il letto...prima di più, ora un po’ meno. Comunque gli faccio indossare DryNites, anche perchè dormendo con i fratelli non vi dico che casino era ogni volta! Li svegliava tutti!

Xiaozhengm 520 ha detto...

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