domenica 3 giugno 2012

Un maggio da delirio

Saggio di violino di Enrico, 11 anni (quinto anno, metodo Suzuki)

Qui il video del saggio

Maggio nell’immaginario comune sarà anche il mese delle rose, ma se dovessi trovare una similitudine agreste confacente alla mia situazione, da qualche anno a questa parte, e giocando sulle etimologie per tirarmela un po’ come al solito (altrimenti che gusto c’è), io direi a giochi ormai fatti che per me è il mese del delirio (dai, la solita storiella dell’aratro che esce dal solco che ci raccontano al liceo: se me la ricordo ancora significa che non sono poi così decrepita). Per fortuna che me lo sono lasciato alle spalle perché, avesse avuto anche un solo giorno più, sarei stramazzata al suolo.


Delirio, sì. Maggio per me in primis è il mese del delirio intellettuale, essendo tappezzato delle classiche interrogazioni finali (per i miei tre figli grandi, dovrei dire, ma facciamo che si è capito quello che voglio dire). Enrico in prima media, croce e delizia della vita mia, nove in storia ma solo se lo si minaccia di ogni genere di privazioni (stile: “Tu non giochi più a Grepolis almeno per un mese”); gli altri due, Teresa e Stefano, rispettivamente quarta e seconda elementare, bravi a detta delle maestre anche se parecchio disordinati (la cifra di famiglia): e sorvolo sul resto per non delirare davvero.


Maggio quest’anno per me è anche il mese del delirio mistico, poiché ogni anno ho una cerimonia, e quando nasce un nuovo poppante, persin due. Questa volta ci siamo sbizzarriti pure con i confetti, azzurri (che non sono riuscita manco ad assaggiare) per Giobino, battezzato il 13 (giorno di Fatima), bianchi per Enrico che il 26 nella commozione generale si è cresimato. Due feste bellissime, ma, inutile dirlo ma lo dico lo stesso, moooolto stancanti. La prima, estenuante (ho organizzato io me il buffet nel salone della bocciofila che il nonno, presidente onorario, ci ha gentilmente messo a disposizione per una sera); la seconda a Montalenghe, alla nostra fraternità, e finalmente a paciare fuori casa, ma con suocera tramortita da giramenti di testa vari e dolore al dente per me in rimonta: un mix perfetto tenendo conto dei retroscena che evito accuratamente di raccontare per non tediarvi (ma sì che ve li racconto: li tengo giusto in caldo per qualche ora…).


Maggio, per completare l’opera, è il mese del delirio estetico, coincidendo con le prove dei saggi di fine anno (sia scolastici sia musicali) dei miei figli. Ogni giorno al già potente intrico di lezioni pomeridiane con relativi orari da rispettare si accumulano anche le ore delle prove supplementari. E i pomeriggi dei saggi. E la fatica fisica di stare dietro anche a casa, con un poppante al collo e il mitra in mano, a chi logicamente deve preparare il saggio. Il tutto è, come potete intuire voi stessi, semplicemente agghiacciante. A scopo terapeutico (sapete che in questi giorni scrivo per esorcizzare le mie ansie) vi racconterò un aneddoto.
Il primo saggio era quello di violino di Enrico, agognata prova finale in vista del cambio del violino per quello definitivo (il regalo di cresima del nonno): saggio cruciale, quindi, a cui tutto il parentame era chiamato ad esprimere il giudizio con la paletta. Il problema, come al solito in questi casi, era il neonato: come fare? Non è che avessi molta scelta: nessuno voleva stare a casa a spupazzarselo, rinunciando al suo voto, quindi lo sono messa al collo stile mamma africana e via, tutti al saggio con papà, fratellini e nonni incorporati. Aiutati che il ciel ti aiuta, e il miracolo non si è fatto aspettare: il poppante, tranquillissimo, e con occhioni spalancati, ha gradito davvero molto. Fra lo stupore dei presenti che lo guardavano intimoriti come fosse stata una bomba che dovesse scoppiare da un momento all'altro ^^ ha espresso il giudizio più importante, con un sonoro “GHE” alla fine dell’esecuzione del suo adorato fratello maggiore (di cui pare l’esatta fotocopia). Poi, il silenzio, favorito anche da una poppata dietro le quinte. Enrico aveva superato l’esame, e nessuno si permettesse di dire che aveva fatto qualche stecca qua e là: era l’emozione di vedere tra la folla Giobino adorante (e ciucciante).


Il giudizio della mamma? Fantastico, semplicemente fantastico. Sì, lo so, sono di parte ^^. 

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