lunedì 27 dicembre 2010

Viva il Natale… finito il Natale (e per fortuna), con ricetta del pa(ta)té

Natale 2010 010

E per fortuna anche questo Natale è passato! :)

Gli ingredienti ci sono sempre tutti, e malgrado gli sforzi, e la memoria che inizia a vacillare, non riesco da diversi anni a saltarne proprio nessuno. Si comincia con il classico invito al desco natalizio che rivolgo, con due settimane in anticipo, a mia madre e mia suocera in contemporanea, e messe bene schierate l’una di fronte all’altra, in modo da non far torto a nessuna delle due, e per fare in modo che nessuna delle due si ritenga mortalmente offesa fino al Natale successivo. Come da copione parte il rifiuto categorico di mia madre, che da quarant’anni a questa parte, ossia da quando ci conosciamo, organizza i suoi personali inviti a metà novembre, per cui si vede costretta davanti ad una figlia irrimediabilmente smemorata a rammentarle che per l’anno a venire dovrà muoversi con un certo anticipo, perché ormai per quello corrente les jeux sont faits. E vabbè, cosa ci posso fare? non cambierò mai…

Capitolo secondo: il trigemino. Quello non ce la faccio proprio a dimenticarlo: non c’è proprio santo che tenga, né medicina che lo contenga, nei periodi clou. Se ci sono giornate particolarmente impegnative, si può star sicuri che l’appuntamento con il maledettissimo nervo è assicurato. Essere bionici significa anche dei congegni estremamente affidabili e regolari. Così, ogni volta, i ravioli li preparo con metà faccia partita per la tangente: oh, ma non c’è una volta che mi vengano cattivi, intendiamoci! Dovessi dirvi, da quando ho problemi di mal di testa, i ravioli li faccio meravigliosi. Si vede che non sto troppo a badare a quello che ci piazzo dentro :). (Scherzo: il mio ripieno è fatto di un trito finissimo di lonza e manzo arrostiti, del loro sugo e di bologna – la mortadella –, uova, noce moscata e grana. Non lo cambio mai, è fantastico!)

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E ancora: lo sclero della vigilia, quello non manca davvero mai. Inizio già col dormire poco la notte precedente, a svegliarmi tardi e a partire in clamoroso ritardo sulla programmazione, coi bambini che saltano dappertutto e riescono a scombinare qualsiasi tentativo serio di riorganizzazione. Riesco ad uscire a fare l’ultima spesa – che dovrebbe essere esaurita il giorno prima – per ben tre volte, ripromettendomi zenianamente, ogni santa volta, che sarà proprio l’ultima. E’ chiaro che alle sette di sera mi mancano regolarmente gli amaretti per il ripieno del cappone, e se non ci sono gli amaretti mi spiace, ma il cappone non ha proprio ragion d’essere. Così ha sempre fatto mia madre, così faceva mia nonna, così la bisnonna da cui abbiamo attinto la ricetta: si prende la macchina l’ultima volta, si fa una volata al supermercato, si incontrano tutti i vicini che ovviamente hanno dimenticato a loro volta qualcosa e si perde un sacco di tempo, ma intanto ci si scambiano gli auguri direttamente in corsia e si avanza di fare qualche telefonata scontata. A casa arrivo così distrutta che ho bisogno di qualche aiutante per terminare i lavori. A sbriciolare gli amaretti nel ripieno ci penseranno come sempre le bambine (quest’anno fata Carolina è stata particolarmente attiva in cucina); a riempire e cucire e piazzare a lessare il pulìn, di fisso, il mio paziente marito dalle mani d’oro. Ne verrà fuori un brodo strepitoso per i ravioli e anche per il risott giald di Santo Stefano (il risotto allo zafferano, anche se sarebbe già giald di suo per il brodo del cappone!)

Per rilassarmi mi dedico ai paté e alle insalate russe: modestamente, fra i miei cavalli di battaglia. Quest’anno ne ho inventata una stre-pi-to-sa, con il lyoner e le mele a pezzetti e corretta con un bel po’ di senape rustica. Il tocco segreto delle mie insalate russe è sempre lo stesso: metterci una patata lessa schiacciata per alleggerire (imparato in Piemonte) e sostenere il tutto con della gelatina liquida, aggiunta in ultimo mentre preparo la maionese (letto sul forum della Cucina Italiana tanti anni fa: trucco davvero geniale, che permette di mettere in forma la russa). Anche nel paté piazzo, sempre con tocco piemontese (d’altra parte mio marito lo è da parte di madre!) una bella patata lessa per dimezzare i grassi: lo fa persino Suor Germana,per cui l’auctoritas anche in questo caso è assicurata (ah, ecco, non vi ho raccontato che sono stata a Torino poco prima delle feste: sempre un’emozione). Così, siccome poi chiamarlo paté sarebbe veramente troppo raffinato, e le cose raffinate non fanno per noi…, l’abbiamo ribattezzato pataté. Dovesse mai capitarvi di cercarlo sul Devoto-Oli…! :)

 

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Alla fine però, notte della vigilia per metà insonne come di prammatica, tutto riesce sempre a meraviglia. Chi sa dirmi perché? Tutti contenti, niente che vada storto, i bambini entusiasti dei doni nonostante la voluta sobrietà delle scelte; persino mia suocera loda tutto quello che ho preparato (e lei del resto quest’anno si è superata con le garluture ed i prataioli sott’olio, che hanno supplito alla magra di porcini dell’ultima stagione). Persino tirando fuori l’immancabile argomento politico (purtroppo) non ci si azzanna più del dovuto, anche se rimane sempre un po’ indigesto. Insomma, un Natale magico. Fosse così tutti gli anni!

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Pat(at)é di prosciutto cotto (dose per due vaschette di alluminio da 750 ml)

Natale 2010 011

500 g di prosciutto cotto

5 acciughe

5 cucchiaini di capperi sott’aceto

250 g di burro

250 g di patate lesse

500 ml di gelatina (io uso i dadi Ideal, nella proporzione di 400 ml di acqua e 100 ml di brandy)

due fettine di limone per decorare

Si trita tutto molto finemente nel mixer fino ad ottenere una crema.

Nel frattempo, preparata la gelatina, la si versa nelle vaschette foderate di cellophane e la si ripone in luogo freddo (per me il balcone) a rapprendere, con una fettina di limone sistemata al centro. Si versa la crema sulla gelatina rappresa e si copre col cellophane eccedente, quindi si lascia una notte il paté a solidificare.

Si conserva per tre o quattro giorni.

Pat(at)é di bologna

Allo stesso modo, ispirata da una mousse bolognese di mortadella di Laura Rangoni, quest’anno ho voluto provare a fare il paté di bologna. Molto delicato! Si procede alla stessa maniera del paté di prosciutto, con questi ingredienti e dosi:

250 g di bologna in un pezzo unico

250 g di patate lesse

250 g di mascarpone (io trovo fenomenale quello della Lat-Bri)

65 g di burro

Dopo aver ottenuto la crema, ci incorporo senza tritarlo qualche pistacchio salato.

 

9 commenti:

Mari e Fiorella ha detto...

Che bel menù e che bella pagina di vita!!!!tanti auguri a tutti!!!!!!!!

Bosina ha detto...

Grazie, carissime! Ricambio con affetto gli auguri!

la belle auberge ha detto...

cara Laura, stamattina ti avevo scritto un papiro a commento di questo post ma per qualche ragione, forse perche' ci avevo messo troppo, il web se l'e' mangiato. Riassumendo: mi ha fatto sorridere leggere il racconto della tua Vigilia, cosi' somigliante alla mia e a quella di chissa' quanta altra gente. Ogni anno mi riprometto di non fare troppe cpse ma poi, vuoi per rispettare un desiderio di mia madre, vuoi perche' anch'io, sotto sotto, sono convinta che non e' Natale se non si mettono in tavola le insalate russe, i pate', i ravioli in brodo e il cappone, finisce che sclero regolarmente e litigo con la mammetta, salvo poi far pace prima della S.Messa :)))
I vostri ragazzi sono fortunati: quando saranno grandi ricorderanno queste Vigilie con un pizzico di commozione e vi saranno grati per i bellissimi ricordi che avete loro regalato.
Un abbraccio e buon anno a tutti!

Bosina ha detto...

Eugenia, come ti capisco, ma come ti capisco! :))) Ho omesso questo piccolo dettaglio, ma il bisticcio con mia madre è partito regolare come un orologio svizzero, anche a causa di altri piccoli dettagli che riguardano la mole dei doni di Gesù Bambino... essendo io molto austera di carattere, e lei decisamente meno, non c'è un anno che non ci si scontri!

Ti ringrazio per il bel pensiero. Ti abbraccio forte. Tanti cari auguri di buon anno nuovo a voi tutti, affettuosamente

michela ha detto...

ogni casa è paese mi viene da dire....
ahahaha

Auguri di cuore a te ed alla tua tribù tutta..mamma e suocera incluse!!!!

Rosetta ha detto...

Che bella famigliola, non riesco più a leggerti, ho visto per caso sul blog La terra dei violini che hai indetto una raccolta e quindi sono passata per salutarti.
Un forte abbraccione a tutti voi.
Mandi Rosetta

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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Xiaozhengm 520 ha detto...

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