domenica 8 agosto 2010

Arrivederci, macchinina mia

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Avrei voluto scrivervi di cose buone dal Piemonte, e invece, purtroppo, mi tocca raccontare di un’antipatica disavventura che mi ha portato via per sempre la mia fidata macchinina.

Premessa: dopo quattro anni che non lasciavamo i sette laghi, mercoledì mattina eravamo in viaggio per Ponzone, nell’Acquese, destinazione suocera: ci aspettavano delle sonore strippate di tajarin, ravioli, verdure ripiene, formaggette, cugnà e che più ne ha più ne metta, compresi un po’ di giri di perlustrazione per un lavoro che devo finire da tempo su un prodotto locale. Non vedevo l’ora di parlarvene; invece, a mezzogiorno in punto, poco dopo aver varcato il Ticino, la nostra povera Carnival si è messa a fumare ed è stramazzata alla colonnina dell’Aci all’altezza più o meno di Biandrate.

Dopo un’ora di attesa sotto il sole cocente, un mezzo autostradale capitava per puro caso sino a noi e avvertiva telefonicamente i soccorsi, perché pare che quel giorno le colonnine dell’Aci, in quel tratto, non funzionassero…

I bambini, dopo lo smarrimento iniziale, hanno saputo trovare il lato divertente della situazione: in fondo non ci era mai capitato di viaggiare così in alto! Arrivati con il carro attrezzo sino all’officina Aci di Vicolungo, abbiamo attraversato la strada e ci siamo immersi – è la parola più adatta, credetemi –in un outlet dove non c’erano altro che negozi di vestiario. Panico!!! Per me che odio curare in maniera particolare l’abbigliamento e che potrei vivere eternamente in jeans e maglietta (e dormirci pure), ma cosa dico? in un sacco di juta, per distrazione totale dall’argomento, è stato veramente come finire non dico all’inferno, ma in purgatorio eccome... Per carità, posto curatissimo, un paese praticamente costituito da negozi di vestiario; ma già l’umore non era dei migliori, in più vedersi attorno solo gente tirata a lucido che scarpinava per ore alla conquista del saldo modaiolo, mi ha dato veramente il colpo di grazia. Ma se sono già vestiti bene, mi dicevo, che bisogno hanno di comperarsi altri vestiti? :)

Dal momento che di farci mandare l’auto sostitutiva non c’era verso, lo zio - che fortunatamente era a casa dal lavoro - è venuto a recuperarci nel pomeriggio; ma siccome tutti nella sua macchina non ci saremmo evidentemente stati, si è organizzata una spola con mio marito, che è ritornato un paio di ore più tardi con l’utilitaria a riprendere me con Enrico e Teresa: in buona sostanza, mi sono ritrovata a girovagare senza meta per vestiti e borlotti sino alle sette di sera, coi bambini stravolti più di me, e sono persino capitolata davanti al negozio di Calzedonia, perché effettivamente avevamo fatto fuori tutte le calze leggere andando per boschi.

Fortunatamente, quando meno ce lo aspettavamo, ci siamo trovati davanti allo spaccio della Lindt: un pezzetto di casa in terra piemontese! Inutile dire che ne abbiamo subito approfittato, loro con un gelatone ed io con un caffè varesino (“corretto” col cioccolato). E pensare che c’è chi parte apposta da Varese per andare a far spesa negli outlet (abbiamo incrociato persone che conoscevamo)! Noi invece si può dire che abbiamo investito il budget della giornata (macchina esclusa, purtroppo) in tutti i bar che ci sono capitati a tiro… Ecco, mi dicessero che c’è da qualche parte un posto enorme dove svendono libri –che so, remainders di tutte le case editrici del pianeta – farei carte false per andarci; ma io dico: almeno una libreria avrebbero potuto mettercela, fra una boutique e l’altra?

Uniche, rare eccezioni alla regola, a parte lo spaccio della Lindt (dove comunque i prezzi non è che fossero così a buon mercato, eh, anche se devo dire che i cioccolati al lampone e all’Irish Coffee meritano davvero), la vetrina Bormioli, quella della Kenwood e pochissime altre che però i poppanti esausti mi hanno impedito di perlustrare come avrei voluto.

Ad ogni modo, la sera eravamo a casa. Ci siamo presi una bella pizza da asporto sotto casa e siamo andati a letto il prima possibile. La pellaccia era sana e salva e questo era l’importante. Le macchine vanno e vengono, si sa; già la nostra aveva tirato tutto l’inverno senza un problema uno, incredibile per lei che di guai ce ne aveva sempre dati parecchi –avevamo rifatto l’intera testata un paio di anni prima –; era da tempo che si pensava di cambiarla, ma, come avrete capito, noi siamo l’antitesi del consumismo, per cui tutto quello che può funzionare lo sfruttiamo sino all’osso…

Già, le macchine vanno e vengono. Però dire addio alla mia macchinina mi è veramente difficile, perché era speciale. Abbiamo fatto tanti bei viaggetti assieme, hai visto tante volte il lago quest’estate, ci hai portato sino ai boschi, alle feste, i bambini te ne hanno fatte di tutti i colori: sei stata semplicemente grandiosa a sopportarci. Mi mancherai davvero tanto: con te avevo ripreso a guidare dopo la nascita di Stefano, per portare i piccoli a scuola. Non volevo guidare altre macchine, ma adesso mi toccherà farlo.

Mi sento così strana a scriverti questi pensieri sul blog, ma non certo a rivolgerti dei pensieri, perché ti ho parlato spesso, e lo sai bene, anche se magari non con le parole. Ci intendevamo bene, anzi benissimo. Lo sapevi che ho una guida un po’, ehm, sportiva: chissà se la prossima sarà facile da domare. Chissà se sarà simpatica come lo eri tu, che ti meriteresti di venir immortalata in un libro per bambini, con tutte le avventure che abbiamo vissuto assieme. Un giorno, forse… mai dire mai. Arrivederci, e non addio, allora. Mi piace veramente di più.

 

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3 commenti:

Lauradv ha detto...

Quanto ti capisco... noi più volte siamo "finiti" in cima ad un carro attrezzi! E solitamente questo accadeva sempre qui in Austria,possibilmente su qualche trnante d'alta montagna, con tutti gli annessi e connessi e ovviamente senza macchina sostitutiva e senza uno straccio di outlet :(
Quella delle colonnine che nn funzionavano è un vero scandalo!!!

Bosina ha detto...

Laura, è vero: la macchina ti si ferma sempre quando sei lontano da casa :(((
Dai, buttiamola sul ridere: ti ho mai raccontato di quando dovevo fare la patente e Francesco (allora eravamo fidanzati) mi ha portata a Vararo? Ce l'hai presente dov'è vararo, vero? Sopra Cittiglio, piuttosto in alto :). Ecco, all'ultima curva, guidavo la Uno di mia madre... mi è rimasto il cambio in mano :(
Fortunatamente sono riuscita a fermare la macchina. E a salvare le nostre due pellacce...
Primo appuntamento col carro attrezzi, col foglio rosa :)))

Xiaozhengm 520 ha detto...

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