giovedì 6 agosto 2009

Di geografia e storia locale, e di giornalisti che dovrebbero ripassarla

Si fa tanto parlare in questi giorni di riportare nei programmi scolastici la cultura locale: la storia, la geografia, il dialetto…

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Sulla questione della lingua locale vorrei aprire una parentesi più ampia in un secondo momento, sia perché è un argomento decisamente complesso, sia perché preferirei evitare le giornate “clou” di quella che a mio avviso è stata una polemica gonfiata dai media senza troppa cognizione di causa…  ma ci torneremo, prometto.P1010194

Oggi vorrei fare invece un sondaggio più generico.P1010045

Quante di voi mamme hanno riscontrato nei programmi scolastici di elementari e medie un’attenzione rinnovata in questi ultimi anni –diciamo tre – sugli argomenti di cui sopra?

E quante mamme si sono proposte, in queste vacanze estive, di sensibilizzare i loro bambini sulla conoscenza del loro territorio?P1010101

Io, nel mio piccolo, ci sto provando.

Noi abbiamo scelto da diversi anni di trascorrere le vacanze a casa. Quindi giriamo spesso per le nostre zone. Avendo ormai due bambini che frequentano le elementari, quest’anno sto cominciando a raccontar loro qualche piccolo elemento di storia e geografia locale.

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Mi ricordo con precisione nitida, e anche con grande affetto, la sagoma della cartina della Provincia che la mia maestra Rita ci faceva passare di banco in banco perché la seguissimo con la matita e la tracciassimo sui nostri quadernoni.

Alla lavagna, poi, lei ci disegnava in azzurro i sette laghi, i fiumi, i monti, e poi rendeva vivo il tutto parlandoci della flora e della fauna locale…

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La mia maestra era un’escursionista, le brillavano gli occhi quando ci insegnava tutto questo. Durante le verifiche dovevamo a memoria –sì, avete capito bene: a memoria! –tracciare il corso dei fiumi, la posizione delle Prealpi, ricordare dove nasce l’Olona… ed eravamo, ad occhio e croce, in terza elementare.P1010020

Bene, trent’anni dopo un’alunna di quella classe di Cocquio Trevisago –vale a dire la sottoscritta –prova a fare la stessa cosa coi suoi bambini. Siamo nell’era di internet, e la cartina si trova facilmente in rete (qui la potete visualizzare e stampare anche voi da casa). Cerchiamo tutti i percorsi che facciamo e li evidenziamo. Ho messo in mano la cartina persino a Stefano che ha solo quattro anni e mezzo e gli ho chiesto di colorare i laghi: ci credete che li ha trovati tutti al volo? Eppure non sa ancora leggere; però una cartina è veramente intuitiva come lettura, a quanto pare, se anche un bambino così piccolo la riesce a decifrare pur nei suoi elementi essenziali.CartinaProvinciapiccola

(immagine tratta da http://www.provincia.va.it)

Provate a fare questo piccolo gioco anche coi vostri bambini: è solo un piccolo passo ma è già un inizio.

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Detto questo, ne approfitto per un piccolo sfogo.

Su internet si trovano parecchie notizie, però la maggior parte va vagliata e scremata con un po’ di criterio: ve lo dice una che ha fatto della serietà delle fonti il suo cavallo di battaglia personale e di studio. 

Ad esempio, stando all’intervista che mi è stata fatta sabato scorso per il quotidiano “La Provincia di Varese”, e che è stata pubblicata anche in rete (su Europass), Altedo –la patria degli asparagi-sarebbe in Lombardia.

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Non è affatto così, e soprattutto io non ho mai detto una cosa del genere durante l’intervista. Sono sicura che molti non se ne sono nemmeno accorti, magari quasi nessuno, però io a certe cose tengo molto. Dato poi che la mia rubrica non va in onda su una radio a caso ma su Radio Padania, ci terrei a precisare che sulle questioni che pertengono prodotti ed usi alimentari padani non sono certo il tipo che spara a caso.

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Per chi fosse interessato, le cose sono andate così: la giornalista mi aveva chiamato al telefono verso le tre del pomeriggio dicendo che per il giorno dopo doveva far uscire un certo articolo e aveva pensato di intervistare me (aveva già dedicato qualche riga al mio blog quest’inverno a proposito delle tradizioni dei cammelli dell’Epifania). Siccome non avevo avuto di quest’intervista preavviso alcuno (no, non è del tutto vero: era arrivata in contemporanea una sua mail), ho cercato di dedicarle il tempo che potevo fermo restando che sono una madre di famiglia e che in quel momento avevamo, diciamoci la verità, anche un po’ da fare.

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Comunque sia, per tagliar corto in quel momento così complicato, le avevo promesso una mail che fosse più esauriente di quei dieci minuti di telefonata, sempre che avessi avuto tempo e soprattutto argomenti ulteriori. Cosa che, se devo essere sincera, mi sono completamente dimenticata di fare.

 Ad ogni modo durante la telefonata ero stata abbastanza chiara. Mi ricordo perfettamente di aver segnalato gli asparagi di Cantello come esempio di prodotto locale particolarmente costoso, nonostante provengano praticamente da dietro casa (ma ho anche aggiunto che sono un prodotto di nicchia…); facevo poi per contrasto l’esempio di quelli di Altedo, e dicevo che pur NON essendo lombardi ed essendo una IGP, avevano un costo decisamente inferiore (tant’è vero che li ho promossi in radio per un mese intero). P1010164

Li ho nominati un paio di volte, questi benedetti asparagi di Altedo, e anzi la seconda volta ho sottolineato che provenivano dall’area padana, dal ferrarese se non andavo errata.

 Infatti non ricordavo così male: dovete sapere che Altedo è una frazione del comune di Malalbergo, in provincia di Bologna ma al confine con quella di Ferrara: si trova quindi in Emilia. Potete vederlo anche dalla cartina. Più in generale il territorio di coltura dell’asparago è diffuso nelle due province confinanti.

Insomma: è vero che alla fine la mail alla giornalista non l’ho più mandata, ma lei avrebbe anche potuto fare una piccola ricerca in rete prima di affibbiarmi un’imprecisione così grossolana, solo perché aveva fretta di chiudere l’articolo.

Altre cosucce poi avrei preferito che si chiarissero meglio: il fatto, ad esempio, che io abbia fatto gli acquisti di vestiario per i bambini in primavera in negozi volutamente economici, e non invece che io pensi che i prezzi dell’abbigliamento per bambini non siano generalmente alti. Ci sono negozi e negozi. Io ne frequento alcuni, altri li evito. Questo dall’articolo non si capisce.

In sostanza, fermo restando che non metto in dubbio la bontà delle intenzioni originarie della giornalista, tre sono le cose che pretenderei da oggi in poi, dovesse mai più capitarmi di essere contattata per un‘intervista  (per me cosa insolita perché normalmente l’intervistatrice sono io): la prima è che vorrei essere avvisata con un certo anticipo circa le intenzioni, il luogo (ove non fosse a mezzo telefonico) e l’ora dell’intervista; la seconda è che mi si invii preventivamente la redazione definitiva dell’intervista prima che questa venga data alle stampe; l’ultima è che mi si avverta della pubblicazione della stessa con tempestività.

Buona serata, un abbraccio

Laura

 

5 commenti:

Di Cuore ha detto...

Ma che bella sei!!!
Il nuovo taglio ti sta divinamente!
Comunque me lo devi spiegare come fai a leggere un libro e sorseggiare in assoluta tranquillità, io con il mio Andreino non riesco a fare nulla, solo quando dorme e la notte, visto che ho preso la brutta abitudine di svegliarmi alle 5.
Grazie per il suggerimento della cartina, oggi voglio farlo con Sere è davvero una bellissima idea, le maestre di una volta... (la mia però non era così brava e aveva anche la cattiva abitudine di picchiarci!).

G.

Mammachefatica ha detto...

Bella l'idea del gioco con la cartina, lo terrò a mente per il prossimo inverno! (Adesso sono ancora un po' piccole le mie...)

emilia ha detto...

Bello il gioco, ottima idea. Un bacio cara e buona domenica :-)

Xianjun Ranqin ha detto...

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Xiaozhengm 520 ha detto...

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