giovedì 3 gennaio 2008

Un cotechino in verde!

Innanzitutto, buon anno a tutti quanti! Ieri non sono riuscita a scrivere nulla: mio marito ha lavorato tutto il giorno, io sono stata da sola coi bambini e già che c’ero, anno nuovo vita nuova, ho lavato ed asciugato tutte le lenzuola, che ovviamente essendo in sei non sono un lavoro da poco. Solitamente è un lavoro che mi divido fra lunedì e martedì ma questa volta avevo battuto un po' la fiacca e quindi dovevo recuperare...C’è da dire che sono stata in cucina per quasi tutto il resto del tempo, fatta eccezione per il pranzo, e se avrete la bontà di seguire tutto il post, vedrete i risultati. Così, alla fine della serata, ero davvero distrutta; e così dicasi per oggi, anche se ad un certo punto, complice mio marito che si è spontaneamente offerto di tenere i bambini :-), mi sono concessa un bel paio di ore di svago e chiacchiere con la mia amica Alice, con la scusa di andare a fare la spesa perché le scorte erano finite!Allora, devo raccontarvi del pranzo, o meglio della cena di Capodanno. Costume vuole che siano in tavola lenticchie e cotechino. Le prime, come spiega in maniera molto affascinante Mircea Eliade nell’Istoria Religilor (Storia delle religioni), essendo semi rappresentano la vita che rinasce. Ecco perché in molte tradizioni, e non solo italiane o europee, vengono consumate nel periodo dei morti e nelle feste invernali come Natale e Capodanno. La simbologia che le associa al denaro è invece più recente e meno atavica. La stessa usanza di eccedere in pranzi e libagioni durante le feste di fine anno è antichissima e, sempre in Eliade, è da ricondurre alle feste precristiane come quella del Sole Invitto, su cui si sovrappone il Natale cristiano: feste nelle quali si lasciava alle spalle l’inverno con la sua desolazione per riaffacciarsi alle stagioni feconde. Non a caso, il Natale ci annuncia la nascita di Colui che sconfiggerà le tenebre. Non a caso.
Le lenticchie, insomma, non potevano mancare. In casa mia le faccio semplicemente con un soffritto di pancetta affumicata e cipolla, e le stufo con un po’ di dado. Ho usato lenticchie grandi dell’Esselunga dell’anno scorso: ohibò, guarda caso sarebbero scadute il 27 dell’anno che è appena passato. Eliade sicuramente avrebbe storto il naso! Io le ho preparate ugualmente e sono venute ottime. Devo anche vedere se germogliano ma non avrei molti dubbi a riguardo.
E il cotechino? Da quando mi sono sposata lo faccio in trappola, una vecchia ricetta milanese che ha compagnia anche dall’altra parte del Po in svariate versioni. La mia solitamente consiste nell’ingabbiare un cotechino già cotto in una sfoglia di pasta di pane, farcendola con prosciutto – che trattiene l’umidità del cotechino – e spinaci. Quest’anno, però, a fare la spesa per l’ultimo era andato mio marito, cosicché alla mia richiesta di prendermi degli spinaci se ne era tornato con due etti e mezzo di verdura nemmeno pulita: troppa poca roba. Arrovellandomi nel pensare ad una riparazione, e non avendo in casa nemmeno una verza come alternativa plausibile, ieri pomeriggio guardando negli occhi l’Enrico che era l’unico dei miei figli che non stava facendo la nanna mi è balzata in mente un’idea: e se gli spinaci li mettessimo nell’impasto del pane?

Un’illuminazione ispirata da quell’artista in erba che è mio figlio, senza dubbio, tutt’uno con pastelli, pennelli, forbici, carta, note. Avevamo appena finito di ascoltare il Concerto di Capodanno e lui mi spiegava con dovizia di particolari l’allestimento orchestrale: tenete conto che ha sei anni e capirete perché lo considero un piccolo genio. Nemmeno quando ho fatto il biennio di composizione conoscevo tutti gli strumenti a menadito – forse è per questo che ho deciso di ritirarmi e darmi al canto! -e così, con la convinzione che chi lavora bene a Capodanno altrettanto fa per tutto l’anno, ecco cosa ho armonizzato ieri in casa mia...

Il cotechino in verde



Un cotechino precotto


200 g di prosciutto cotto affettato

per il panbrioche verde: 350 g di farina "0" e 250 g di farina "00"; un uovo; un cucchiaino di malto di riso (lo trovate al Naturasì oppure alla COPAC di via Brunico); un cucchiaio di lievito di birra liofilizzato (circa mezza busta), una patatina del peso di circa 100 g; 250 g di spinaci considerati da pulire (cotti saranno circa 150 g); 30 g di strutto; 100 ml di latte e 200 di acqua miscelati, tiepidi; un cucchiaino di sale


per la decorazione: 200 g di farina "0", due cucchiai di concentrato di pomodoro, una presa di sale, paprika o peperoncino in polvere.


Preparazione


Fare lessare il cotechino in anticipo come previsto dalla ricetta: per il Montorsi ci vogliono venti minuti in busta sigillata, dal momento dell'ebollizione. Nel frattempo mondare gli spinaci (io uso un po' di bicarbonato nell'acqua, in modo da eliminare bene tutti i residui terrosi) e metterli in padella con un filo di olio. Farli appassire bene, strizzarli e tritarli finemente al mixer.

Raccogliere nell'impastatrice tutti gli ingredienti per il panbrioche compreso il frullato di spinaci e azionare dapprima con la frusta a k per raccogliere bene l'impasto, quindi con il gancio per sette minuti a velocità 3. Otterrete un impasto ben incordato.


Trasferitelo in una ciotola leggermente infarinata e lasciatelo lievitare per un'ora e mezza in forno tiepido, coperto da una pellicola. Ecco l'impasto lievitato.


Stendetelo con il matterello sul piano infarinato ad uno spessore di circa un cm e mezzo.

Adagiatevi al centro prima il prosciutto, poi il cotechino e ritagliate i margini.
Arrotolate l'impasto sul cotechino, chiudete a caramella e sigillate i bordi.


Impastate a mano farina, concentrato, sale e spezie per la decorazione e con dei salamotti di impasto "scrivete" sul cotechino quello che vi piace! Adagiate il cotechino in una pirofila foderata di carta forno (la mia era evidentemente già usata... sono una riciclona!) e lasciate lievitare ancora per una mezz'oretta in forno tiepido.

Togliete il cotechino dal forno e portate quest'ultimo a 200 °C con funzione ventilata; a temperatura raggiunta infornate per circa venticinque minuti il cotechino spennellato con del latte.


N.B.: con l'impasto residuo ho ricavato un panbrioche che ho fatto lievitare assieme al cotechino in uno stampo a cassetta della capacità di un litro e mezzo.


Un cotechino intrappolato nel verde. Cromaticamente un effettone, e non solo. Mio marito è rimasto estasiato dall’impresa. I bambini impazzivano. Potrebbe pure aver avuto anche un inconscio significato politico, lo ammetto... Insomma, un cotechino beneaugurale per tante ragioni! Chissà se Eliade ci avrebbe visto pure un significato apotropaico. Devo ripassare…
Allora, auguro a tutti voi un anno nuovo fantastico. In particolare però, e sfruttando Eliade, vorrei rivolgere un saluto alle mie amiche di Culinar che da anni, da quando seguii i due lettorati di romeno in università con la mia dolcissima prof Negritescu, leggo con molto piacere, anche se ormai il mio romeno scricchiola un bel po' e ci sarebbe da ristrutturarlo! Dragele mele, va doresc un an nou foarte frumos. La multi ani cu fericire, sanatate si multi bani.
Laura

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